SIMON BOCCANEGRA di Giuseppe Verdi

SIMONE BOCCANEGRA di Giuseppe Verdi

SIMON BOCCANEGRA di Giuseppe Verdi

Teatro Carlo Felice ( Genova 2004 )

Regia, Scene, Costumi e Video di Pier’Alli.

Direttore: Nicola Luisotti.

Edizione rivisitata della produzione andata in scena alla Fenice di Venezia nel 1991 e al Carlo Felice nel 1992.

Realizzazione video: Ideogamma

Foto: Sergio Metalli

ESTRATTI DA CRITICHE

……..Alla lettura musicale piuttosto monocroma, rispondeva il teatro di luci e di posizioni dello spettacolo di qualità di Pier’Alli, cui siamo in debito di alcuni gesti scenici intensi e preziosi  come il ritmo segmentato e rapinoso del Prologo, la drammaturgia statica studiatissima e trafiggente nei pezzi d’insieme del terzo atto, l’incanto tormentoso dell’ultimo atto tra Fiesco e Simone: la scena vuota, solo una lunga scalinata, il fondale (finalmente) privo di riferimenti architettonici doriani, una distesa infinita di mare che vibra di luce fantastica …..

ANGELO FOLETTO ( La Repubblica, 27/01/1998 )

 

…… La realizzazione di questo “Simon Boccanegra”, com’è noto risale al 1992.  E’ stata aggiornata con proiezioni e ulteriori definizioni di luci, ma il tono  immaginativo resta quello che ci soggiogò per l’elegante imponenza e la fantastica mobilità degli scorci architettonici e degli spazi, per la genialità del loro trasfigurarsi a seconda dei “vari punti di vista” dei personaggi e masse. Il che conferisce alle situazioni narrate – e al gioco tra esterni ed interni – l’accento psicologico di colui che,  in scena, quelle situazioni sta vivendo. Anzi, in forza di visionarietà poetica prim’ancora che spettacolare, la “cinematograficita” moltiplicante della narrazione scenografica dì Pier’Alli (in ciò registica) impegna anche il punto di vista dello spettatore, la cui attenzione si trova per così dire,  anch’essa “in scena”. Insomma, una realizzazione di evocatività – storica, mitica e onirica in una – avvolgente ……..

CLAUDIO TEMPO ( Il Secolo XIX, 26/02/2004 )

 

…… L’opera sul Doge corsaro, filtrata dalla sensibilità fiorentina di Pier’Alli (vibrante, molto colta, ma disponibile a spiegarsi, espressiva) è ribaltata in una Genova insieme onirica e concreta, in un gioco di sollecitazioni che virano fra solennità ammiccanti e indizi precisi, “cartografici”. I vertiginosi quadri verdiani del “Simone”, i suoi nodi di grandezza e piccolezza umana, potere e affetti, ed il virtuosismo sommo e perdente del Doge, che perdona e muore, trovano pienezza nelle scalinate e negli squarci di Pier’Alli, nelle fessure verticali del Prologo, nell’oro di cui è imbevuto il potere, ( la scena del Consiglio, con il popolo e i nobili che si fronteggiano con un pittorico doppio piano falsato: entrambi guardando al pubblico), nell’azzurro allegorico del mediterraneo. Fondamentale alla confezione dello spettacolo, una generosa tavolozza di luci ……..

GIORGIO DE MARTINO ( Corriere mercantile, 25/02/2004 )

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