MOZART LA MUSICA E IL SUO SOGNO

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1° frammento – 1a Parte – Secondo Capitolo:

 UN VIAGGIO APOCRIFO

Dal suono del violino che si attenua nasce il rumore di un trotto di cavalli. Poi la scena si illumina e mentre sullo schermo torna il piano del biliardo, entra da sinistra una carrozza in miniatura (un quarto circa di una dimensione reale) trainata da cavalli che riproducono un trotto meccanico. Mentre lo spostamento sul palcoscenico, verso destra, avviene con estrema lentezza, una voce viene in chiara evidenza. Uno spot luminoso si muove in varie direzioni, come se cercasse la carrozza.

MOZART – Sono io… Johannes Chrysostomus Sigismundus Amedeus Wolphangus Mozartus, tranquilli, per gli intimi soltanto Wolfgang, per i colleghi semplicemente Amadeus… (come rivolgendosi agli spettatori reali in sala) Dove state guardando? No, più in basso, prego… Ecco là, perfettamente… no, tornate un po’ indietro… così… no, non troppo (innervosito). Tornate indietro… accidenti, ci vuole così tanto?… (rabbiosamente mormora tra sé) La solita tecnica del cazzo! (normale) Oh, ecco, finalmente…, proprio qui dentro (lo spot luminoso si ferma sul finestrino della carrozza). Ero giusto in comunicazione con il mio venerando genitore, quando vi ho visto… volevo presentarmi… Cosa c’è? Qualche dubbio sulla mia autenticità? Pregiudizi, solo pregiudizi, qualche sciocco ha aggiunto elementi apocrifi alla mia biografia. Con permesso!

Mozart riprende la comunicazione telefonica con il padre con toni un po’ accesi. Durante la conversazione si sentirà l’interloquire confuso del padre, come voce ridotta a puro suono. Da ora in poi sullo scher­mo andranno a svilupparsi flashes di luoghi o cose come visti dal finestrino della carrozza. I flashes saranno inizialmente rari poi sem­pre più incatenati via-via che la carrozza attraversa lo spazio. Saranno immagini di natura, o di paesi, di gente o di cose, viste rapidamente di passaggio, a fuoco o sfocate, cromaticamente ambigue.

Papà, papà, mi sentite? Sento che siete in collera… è stata una pazzia, lo so… ma cos’è un debito in più, se quest’ultimo ti dà tanta gioia e ti scaccia la tortura di tutti gli altri? Vi conforterà sicuramente sapere che quell’Allegro che avete tanto apprezzato l’ho scritto confondendo il mio bel tavolo verde per un pentagramma… Un colpo in pancia alla bilia battente e dopo tre sponde di battuta un accordo secco, il mio tipico slancio frizzante e aggressivo… era perfetto in musica… (interloquire animato dal padre)… Scusatemi un momento, papà (rumore di trotto)… No, niente, niente… solo che mi è improvvisamente tornata a fuoco una sensazione di poco fa… Ero sotto gli occhi del mondo… un flash… no, non come tu pensi… piccolo, piccolo, invece, un gingillo, papà, in un palcoscenico sconfinato tutto verde… (interloquire vivace del padre) Volete dire che mi sto dissociando? (interloquire insistente) Dove mi trovo ora? (vago) Vediamo un po’: Mannheim… no, forse Augsburg, no non è neppure Au… forse sono a Munich (interloquire vivace del padre). Mai stato così serio… forse sono in pieno viaggio apocrifo! (pausa con trotto di cavalli, poi interloquire di nuovo del padre) No, la sensazione della mia piccolezza era nettissima (interloquire del padre. Mozart nervoso)… Sapete che vi dico… forse siete responsabile voi… che voglio dire? Il mio analista ci vede tracce di una dissociazione nata già in stato fetale (interloquire rapido del padre) Testa in giù vuol dire… (il padre è furente) parola dell’analista vi giuro (ancora il padre furente) ah, no… è uno dei migliori di Vienna (padre continua sotto parole di Mozart) è amico del conte Franz… pago in bagatelle, una suonatina per flauto, uno scherzetto per… (urlo del padre) se continuate così chiudo (il padre continua). Volete che chiuda? Dopo sarete voi a chiamarmi (silenzio). La diagnosi volete che la completi? (silenzio). Infanzia malversata, mancanza di un focolare… (reazione paterna). Fin da cinque anni scarrozzato per l’Europa come un “bijou prodige”… più ero “prodige” e più dovevo diventare “bijou” per l’orgoglio paterno o per la curiosità del secolo. Infatti, per molti non sono mai cresciuto! Risultato? Continuano a deprezzare i miei servizi… (interloquire del padre)… Volete dire che invece questo è un complesso di impotenza… Ah, ci siamo! Ho paura di crescere? (interloquire del padre). Parlate esattamente come il mio analista, colpa del vostro zelo protettivo! Oh Dio, che succede?…

Improvvisamente, una sfera bianca di grosse proporzioni attraversa la scena reale incrociando la carrozza.

La carrozza ha avuto un sussulto, mi è sembrato che balenasse qualcosa davanti al finestrino (interloquire del padre). Beh, molliamola con questo alterco, è disgustoso… Fortuna che oggi possiamo insultarci e non resta niente… tutt’al più qualche “bip” meccanico sparso nell’etere, ma a chi vuoi che interessi un mio “bip” (si diverte) bip… bip-bip (ridono entrambi a cui segue interloquire del padre) Ah, certo, scriversi è ben altra cosa… il gusto della filigrana (interloquire paterno), come figlio di un rilegatore di libri l’avevi nel sangue (interloquire paterno). So benissimo che il nostro epistolario è cult, ma le mie lettere, come sono state sempre considerate? La solita salsa di incoscienza, o demenza del genio inspiegabile. Nelle mie biografie cosa si dice e non si dice, sempre?…” e gli agiografi non sono più teneri al riguardo. Gossip indegni, lo sai! bip, bip-bip (ridono di nuovo).

Un’altra sfera entra veloce e attraversa la scena superando la carrozza. Mozart esplode in modo quasi fanciullesco.

Ecco, questa volta l’ho vista, era una palla enorme, è passata velocissima. Scusatemi, papà, chiedo al postiglione… (trotto dei cavalli in evidenza per alcuni secondi). No, il postiglione mi dice che non ha visto un accidente. Preoccupatevi papà, sto perdendo dei colpi. Forse avete ragione voi, allucinazioni da stress. Ma non come il bruciore che ho sul culo con tutti questi sobbalzi, apocrifi per giunta! Sveglio dalle quattro del mattino, solo perché quel taccagno del Signor Grin-Gram o come si chiama… ha avuto la magnifica idea di una carrozza che va al passo… (cambia tono) Ah, no, no, niente affatto! Tranquilli signori laggiù in sala, questo è autentico. 3 Ottobre 1778, lo ricordo bene, da Parigi a Strasbourg. È stato un viaggio indimenticabile per le mie chiappe (interloquire nervoso del padre sovrapposto alla frase precedente). Mi chiedi a chi sto parlando? Papà, è ancora quella sindrome ciclica… sempre sotto gli occhi del mondo, narcisismo mascherato, secondo l’analista. Anche questo a vostro carico! (interloquire rabbioso del padre). Papà, siete in collisione con il mio inconscio?

Un’altra sfera passa veloce attraversando la scena, Mozart esplode di nuovo in esclamazioni.

Ancora un’altra, fulminea, è scomparsa come (marcando) una “meteora atipica” (esplode in una lunga risata, a cui si mescola poi un interloquire del padre). Lapsus, solo un lapsus! (scandendo con ironia) “Une météore atypique, c’est moi mon père”(12), bollato così dal Journal de Lyon, un mese fa (interloquire nervoso del padre). Che vuol dire? un “genie malgré lui”. Proprio come se la musica facesse un bel boccone della mia personcina con le sue natiche martoriate e tutte le… innocenti sconcezze… con cui mi son sempre divertito a insultare il decoro di una missiva (interloquire del padre, mentre Mozart si abbandona al lirismo). Come non assecondare un dono dal cielo, quando senti che le tue dita corrono da sole sulla tastiera e tu, pur sfiorando la pelle delle cose, ne sottrai tutti i segreti, senza fatica… ma (più realistico), a quante marchette ti porta questo dono, pur di strappare qualche fiorino in più quando non ti tocca di suonare al freddo, come dalla duchessa Chabot-Poot. Io con le mani intirizzite e i signori vicino al caminetto che parlavano dei fatti loro. Suonavo alle sedie, al tavolo, ai muri e al mio culo gelato (interloquire contrariato). Illustri benefattori? Ah, sì, Can-can-bich è un vero gentiluomo… lo frequento come mi avete raccomandato (interloquire del padre). Sì, è stato stragentile e mi ha detto di salutarvi. Figuratevi… beh, questa credo sia proprio apocrifa, ma sarebbe perfetta nell’originale. Un intero augurio in musica, inventato lì per lì al piano per quella melensa della contessina (padre interloquisce), festeggiava il suo diciottesimo compleanno…”.

Dalle quinte di destra, una fanciulla in abito post-Settecento esce correndo, inseguita da un giovane. Raggiuntala, giocano come due innamorati con lei riottosa e vanno a stendersi poco distanti dalla carrozza, là dove continuano la schermaglia amorosa.

(Esplode) Ohibò! Che succede? Il biliardo sta diventando un luogo un po’ anomalo (interloquire rapido del padre). Niente, niente, un altro dei miei flash (ancora il padre). Intanto non ho detto assolutamente biliardo (ancora il padre). Siete sicuro? Direi di lasciar perdere… (interloquire paterno, poi Mozart con tono scanzonato evidentemente commentando la coppia, dove la donna si sottrae all’assalto) Lascia perdere stupido, non vedi che la verginella non vuol cedere (interloquire brusco del padre). Oh, non a te papà, è che qui… c’è in corso un assalto alla verginità (interloquire paterno). Tranquillo papà, dissociazione sotto controllo. Insomma volete ascoltare il seguito o no? Vi dicevo del compleanno della coniglietta. Strabilierete, ma sono riuscito a far indovinare le parole che sciorinavo sulla tastiera nota per nota… C’era gente d’alto rango, papà, ad applaudire. Mi sono piovuti inviti d’auguri in musica per tutte le età… (interloquire del padre) Rifiutarli? Non posso… ho una fila di creditori (la fanciulla si lascia baciare)? Hai ceduto finalmente! (interloquire paterno). No, non tu papà! (interloquire mozzato da Mozart) Ah, eccone un’altra!

Un’altra palla attraversa, seguita da un valletto. Poi due coppie, una da destra e una da sinistra, entrano, con stessi giochi amorosi. Mentre la coppia precedente rotola più lontano, una delle due coppie va a piazzarsi sul tragitto della carrozza e riprende la schermaglia. L’altra si inginocchia a lato della carrozza e fa cenno verso l’interno.

Stanno sbirciando qui dentro, papà… che faccio? Mi sento un lillipuziano! (interloquire bizzarro del padre). Oh Dio! Non starò mica sognando (interloquire lungo del padre). Volete dirmi che gli auguri in musica sono sintomatici, (infastidito) ma di che cosa? (interloquire breve del padre) Proprio voi ora volete farmi un trattato di psicanalisi! Volete dire che cedo troppo facilmente al piacere del fluido che esce dalle mie mani… è questo che mi sottrae agli occhi del mondo qualche centimetro di statura? (interloquire animato del padre. Mozart si arrabbia di nuovo)… Siete voi, papà, che mi avete insinuato fin da piccolo l’idea del genio… ed ecco le defaillances della mia personalità… (interloquire del padre). No, purtroppo il genio è il genio, e piccolo o grande, brutto o bello che sia, è sempre un robot a disposizione del creatore e di un padre ambizioso. Beccatevi questa! (interloquire nervoso del padre). Pensate a un nano che scrivesse come un genio. La sua musica eclisserebbe la sua disgrazia come un non-senso. Si direbbe che il divino è passato per puro scherzo attraverso il mostro (interloquire animato del padre). Già, non risulta che vi sia alcun nano che abbia scritto musica! (breve interloquire del padre) E se fosse possibile? Chi rinuncerebbe al lucro di esporlo agli occhi sgranati del mondo come il miglior esempio di una natura stravagante che si fa beffe del creatore? Un bel campione per l’Encyclopédie (interloquire del padre), l’Encyclopédie, papà, la rivoluzione nel campo del sapere, a Parigi è il caso del momento (interloquire vivace del padre). Sì, Diderot, proprio lui (interloquire del padre). Un miscredente, voi dite? Dissento fieramente! Mezza Parigi si batté per lui, sfidando un esercito di cleromani (interloquire del padre). Cosa? Il “bip” nell’etere lasciato dalle nostre conversazioni? Tranquillo, non corro nessun rischio (interloquire più acceso). Cazzo, volete pilotarmi ancora come un robot? Attento qui, attento là… cazzo! (urla del padre). Vi irrita l’interiezione? Questa, nelle lettere, non l’avevo mai usata, ma ora è molto di moda sapete. (scandendo) Cazzo! (interloquire furioso del padre). OK, OK, restate nel vostro secolo bigotto! (chiude il telefono)

La carrozza è giunta davanti ai due innamorati a terra che stanno producendosi in una scena erotica. Intanto altre coppie stanno entrando e si posizionano a terra in vai punti della scena. Abiti femminili sempre più generosi e maschietti in camicia sciolta o a dorso nudo.

Che succede? La carrozza si è fermata (il cellulare suona, Mozart risponde. La voce del padre lo aggredisce). Calma, papà, calma, parliamone dopo (interloquire secco), un attimo, il cocchiere mi sta dicendo qualcosa (pausa con trotto di cavalli. Poi Mozart, tutto eccitato) Tenetevi saldo, papà, il cocchiere mi dice che ci sono due che stanno copulando proprio davanti alla carrozza (reazione sconvolta del padre). Oddio!, voglio proprio godermela questa,… mi sporgo un attimo dal finestrino, (borbottare del padre)… calma, poi vi racconto…

Il rumore del trotto è cessato e nell’aria risuonano parlottii e risatine concertate provenienti dalle coppie sparse che si producono in giochetti erotici. Stesso meccanismo dell’inseguimento con conseguente sparpagliamento a scacchiera. Improvvisamente la coppia davanti alla carrozza rotola, si alza, e scappa via.

Papà! Papà!… Ah, eccovi di nuovo, tutto a posto, allarme rientrato, anche al mio spuni cuni che si stava svegliando (ridacchia un po’ laidamente e il padre interloquisce) Sì, la via è libera, stiamo proseguendo. Quale destinazione? Provate a dirmelo voi, a me pare di essere alle soglie di Sodoma.

Mentre il rumore del trotto riprende, il Rondo KV 382 diventa il sottofondo sonoro che va a inserirsi nel tessuto di bisbigli, sospiri erotici e risatine delle coppie, creando una atmosfera ambiguamente festosa. Nello stesso tempo un efebo in perizoma entra portando un candeliere acceso. Giunge in mezzo alla scena, fa un inchino verso il pubblico e va a disporsi a sinistra sul proscenio. Idem un altro sul fondo, che esegue un inchino di spalle e va a disporsi a destra.

Credo di essere solo al prologo di una festa con sesso e droga, con la mia musica per basso intrattenimento oltretutto. Non la riconoscete? (interloquire paterno) Sì, è proprio quel Rondò, schizzato fuori da una mossa felice sul tappeto verde. …

12- Papà, sono io la meteora atipica.

2° frammento – 2a parte – 1° Capitolo:

GRANDE SOGNO BAROCCO

Dal sipario rosso ancora chiuso, escono sul proscenio tre annunciatrici in abito da sera, vagamente post-Settecento. Con grazioso cerimoniale di inchini si rivolgono al pubblico in sala, giocando la propria voce amplificata nelle più svariate e musicali gamme di tono.

TRE ANNUNCIATRICI – (All’unisono) Gentili signori, possiamo finalmente darvi il benvenuto nel vostro sogno, Utopia 2087 (Le tre annunciatrici ripetono il saluto e le date in varie lingue in uno spiritoso concertato di numeri).

PRIMA ANNUNCIATRICE – Reazioni a quanto è accaduto in questa vigilia? Del tutto giustificabili. Ma quello che sembrava profilarsi come un incubo è stato debellato, il virus che stava divorando il cielo di Mozart, il cielo di Utopia, è stato neutralizzato. Chi vuol sottrarci la musica, avete gridato? (Rumoreggiare di un pubblico virtuale) Possiamo tranquillizzarvi, nessuno potrà sottrarvi questo piacere incomparabile, soprattutto qui dentro, in questo miracolo della tecnica.

SECONDA ANNUNCIATRICE – “Una bolla soffiata da un flauto d’oro”. Così un Sovrano illuminato ha voluto battezzare questa perla del futuro per contenere lo Sguardo del Mondo e diffondere Utopia nel cuore di tutti. Ebbene, signori, voi siete come sospesi sul nulla, un fascio di ultrasuoni, ovviamente inavvertibili, ma possenti, alita sotto i vostri seggi per permettere alle emozioni di tradursi in libere fluttuazioni del corpo. E possiamo assicurarvi che gli studi più recenti hanno accertato che in un corpo senza attrito le emozioni si esaltano, il sangue si accelera, la mente si irrora di azzurro, la musica fibrilla in mille alveoli, la vita danza nel corpo…

TERZA ANNUNCIATRICE – (Inserendosi con slancio) In tal modo, signori, la magnifica, magica bolla che vi avvolge come una placenta maternale vi trasforma da comuni spettatori in attori di un sogno antico, il sogno della musica, quello di essere il Mondo, sostituendo il Mondo che tutti noi conosciamo. Qui le date diventano metafore e la Storia una partitura perfetta, il tempo un non senso, l’Ascolto, Sguardo. Tutto questo cos’è, signori?. (Un brusio percorre il pubblico virtuale).

PRIMA ANNUNCIATRICE – È Utopia 2087. “Il sogno diventa Mondo”. Con uno slogan rubato a un sublime poeta, ambizioso, ma veritiero, possiamo lanciarvi in questa avventura del suono. 2087! (La data viene ripetuta in più lingue in un riverbero che la inghiotte) Il futuro di questa data fa qui omaggio a una memoria, impressa nel cielo di tre secoli… un demone trionfa sull’Europa mentre un angelo muore in una piccola stanza e viene dato a una terra senza nome. (Traduzioni sovrapposte con tono molto soft).

SECONDA ANNUNCIATRICE – Signori, voi siete qui sapendo che oggi quel demone è addomesticato… che un “mariage”, qualcuno potrebbe definirlo una “mésaillance” (Sorriso fané, poi con brio) tra civilizzazione e barbarie, può essere celebrato con grande onore della musica. (Il mormorio del pubblico è come una tastiera di sorrisi, mentre le traduzioni si intersecano ancora molto soft).

TERZA ANNUNCIATRICE – Ciascuno può dire “Amo Mozart”, eppure comprendo il demone della ribellione; ciascuno sa che, se una catastrofe è alle porte, Mozart è l’angelo che la battezza con l’eternità della musica . . .

TRE ANNUNCIATRICI – (Con esplosione disincantata e futile) Ed eccoci qui, tutti, per ascoltare e scoprire il mistero della macchia scarlatta che si stava dilatando su Utopia, come una nube tossica letale.

PRIMA ANNUNCIATRICE – Signori, state per assistere al “Don Giovanni” di Wolfgang Amadeus Mozart. (Iniziano traduzioni staccate, in cui il nome di Mozart viene ripetuto varie volte in toni sempre più soffici).

TERZA ANNUNCIATRICE – Un dettaglio prezioso. Devo ricordare a tutto il pubblico che quel demone si chiamava “révolution”? (Mormorio nel pubblico virtuale). Più di uno certamente dirà: “Je le connais…je le sens toutes les fois que j’écoute le Don Juan!”. (Improvvisa interruzione e pausa. Le dame indietreggiano) C’est très enigmatique. N’est-ce pas? (35) (Sorridono mentre entrano dentro il sipario).

L’attacco dell’Ouverture del Don Giovanni(36), seguita dall’apertura del sipario, innesca sullo schermo visioni emblematiche che si susseguono in dissolvenze incrociate. Le sfere corrono sul biliardo colpite dalle stecche di giocatori invisibili, di cui appaiono solo le mani inanellate e i polsini in pizzo, mentre tra fumi ed esplosioni emergono e scompaiono volti con maschere bianche e tricorni ad alludere al mondo tragicomico del dramma. Nei rapidi flash di queste immagini, che il flusso eccitante della musica riveste di forte drammaticità, si innesta la visione di Mozart in viaggio mentre sta componendo l’Ouverture. Le pagine che scivolano dalla sua penna fluttuano nello spazio ed escono dai finestrini della carrozza, volando nel paesaggio.

Simultaneamente, sulla scena entrano personaggi maschili e femminili con mantello nero, maschera e tricorno. Esibendo pagine di partitura, fanno vocalizzi, accennano arie del “Don Giovanni” e si incrociano a bilie e valletti in un movimento caotico.

Sullo schermo sono passi veloci e sicuri sulla superficie del long-play ruotante, seguiti da passi più incerti. I guizzi di luce che escono dal disco sono ora rossastri, misti a leggeri vapori agitati dai passi. Dal dialogo sovrimpresso si comprende che un maggiordomo cerca di bloccare un Messaggero che intende essere ricevuto con urgenza dal Sovrano.

MESSAGGERO (A) – Annunciatemi a sua Maestà. Ho notizie da dare in tempo reale.

MAGGIORDOMO – Impossibile, sua Maestà è nella sua stanza segreta, in riunione con il Ministro della Difesa. Una mossa è in atto su cui si giocano i destini dell’Europa…

MESSAGGERO (A) – Quella mossa dipende dalle mie parole e dagli umori della musica. Introducetemi all’istante o tra un attimo sarò una inutile larva al suo cospetto e utopia una macerie di metafore.

Sullo schermo il dettaglio si estende a tutta la visione del disco, braccio meccanico e pick-up compreso, ma tutta l’immagine è avvolta in un’atmosfera drammatica di bagliori sinistri e vapori rossastri, come se l’orizzonte fosse infuocato. Il Messaggero cammina veloce, ma dopo pochi attimi la sua figura scompare, il braccio si alza, il pick-up si stacca dai solchi del long-play e la musica si dissolve. La scena intanto si svuota, mentre due valletti entrano facendo scorrere la poltrona reale che lasciano al lato. Sullo schermo, con il tacere della musica, torna il piano del biliardo con biglie fisse e una stecca che sporge dal bordo e indugia a colpire. Il Messaggero entra con grande animazione e si arresta davanti alla poltrona reale vuota.

MESSAGGERO (A) – Il pubblico nel Grande Globo si è alzato improvvisamente in piedi. Chi vuol sottrarci la musica? Ha di nuovo gridato. Il cuore batteva forte ai confini. Una donna, forse Bellezza, ma non pareva più tale, è entrata dal sipario con l’abito insanguinato e un grido di allarme che ha sconvolto gli astanti. Che cosa accadrebbe se la rivolta dovesse invadere il teatro? Che cosa ne sarebbe di questo sogno? Essa voleva i colpevoli per sacrificarli. La sua disperazione ha commosso gli spettatori poi è scomparsa rapita dal vortice dei suoni come improvvisamente respinta dal pensiero di tutti.

Maestà, ora giungo a Voi come un nuovo pensiero che vi turba, non respingetelo. Non posso che rivestire di parole quello che il vostro cuore ha nel presentimento.

Lungo accordo di clavicembalo. La stecca colpisce con un gesto soft una biglia che si muove lentamente.

L’ouverture aveva introdotto il mistero con un fremito demoniaco e andava verso il mondo leggera, per avvolgere nel fumo, subito, un delitto. Il commendatore giaceva trafitto.

Sullo schermo un getto di fumo esce da destra portando con sé un ribelle come avvolto in una nube. L’immagine lacerata e balenante attraversa il biliardo urlando. Da fuori si odono grida lontane.

VOCI – Il diavolo… il diavolo nel tempio… ombre ribelli ci assalgono… il fumo soffoca Utopia, la cancella…

35 – Lo conosco, lo sento tutte le volte che ascolto Don Giovanni. Molto enigmatico. Non vi pare?

36 – Ouverture rielaborata da autore contemporaneo che si sviluppa libera­mente per tutta la scena.


 

 

Critiche del testo teatrale

“MOZART, LA MUSICA E IL SUO SOGNO”

 


Da quando mi incontro, e sono tanti anni, con le regie d’opera di Pier’Alli, vi ho sempre trovato quello che sono convinto sia il senso umano del fare teatrale di Pier’Alli, ma in quanto ogni volta a convincermi è stato, è,  che la sua regia non segue mai letteralmente il procedere drammaturgico di testo e musica, ma gli sta sopra. Per ricadervi però dentro ed entrare così nel suo vero senso terreno e cioè umano. Per portare così chi ascolta e vede quello che succede in scena tramite un tale andare registico libero da ogni aprioristica determinazione, a pensare in modo infine reale, ovviamente attraverso i fatti concreti dell’opera come da Pier’Alli trattati,  a come veramente vanno le cose, i rapporto umani, sulla terra.  In altre parole è questo stare registico appunto di Pier’Alli dentro  le trame  operistiche, la musica e i libretti che le configurano, dunque al livello fantasioso che governa da sempre  il suo vedere, capire, trattare in scena gli uomini e le donne di ogni età, singoli o plurimi, che fanno l’opera, che la vivono, però appunto sempre, tutto, visto e sentito dall’alto dove non c’è un altro mondo, ma dove Pier’Alli tratta liberamente il mondo che c’è: ma quindi a cominciare da quello che sta in scena, per dire, comunicare il vero significato di fondo dell’opera su cui lavora, in sostanza scoprendoci  il suo sfondo compreso quello che dimostra come sia già cosa possibile, dunque reale, l’opposto dove uomini e donne, rapporti e cose non subiscono l’univoca determinazione dello stato di cose presente. Per cui, infatti, è arrivato il/al suo Mozart; per cui Pier’Alli è arrivato a concepire e inventare, scrivere, “Mozart” sottotitolato “La musica e il suo sogno”,  che non è teatro di alcun genere finora conosciuto, praticato, perché in esso si interrelano musica, cinema, prosa, tanto di altro che sta nel quotidiano vivere comune come per esempio i colloqui telefonici, mentre tutto è proposto, agito, da personaggi, gruppi, tutti fuori da ogni abituale esercitazione scenica, chiamati “altro spettatore”   o “la pazza” o “ribelli” o  “messaggero” e via elencando: mentre Mozart, centrale, interviene  di continuo fino al monologo  finale  dove fra l’altro pronuncia queste parole  rivolgendosi agli infiniti interlocutori che vanno al di là del pubblico in sala:  “Ah! Eccovi là, bersaglio di una parola, inchiodati a sangue pur di assistere al miracolo della musica che esce dal riserbo per svelare il pensiero, derogando al principio che la Musica sia la Musica e basta (mormorio generale)” (1).

Ovvero ecco perché “Mozart” è sottotitolato “La musica e il suo sogno”, perché la musica non mistificata, non ridotta a se stessa e basta, sta in tutto come tutto sta nella musica, per cui il fatto scenico di Pier’Alli si muove tramite i più imprevedibili fatti nei quali però l’uomo quotidianamente vive, per andare così, fantasticamente ma stando e riferendosi al nostro oggi, al di à del bene e del male, ovvero per stare fuori e contro lo stato di cose presente: ossia per fare esplodere la secolare abitudine del vivere quotidiano che svuota il futuro dall’idea e dalla prassi del diverso.

Perciò il suo “Mozart”, che riguarda il vero Mozart finalmente trovato, e cioè quello che alla fine del Settecento o dunque al culmine del cambiamento di tutti i rapporti si impone ma  come appunto Pier’Alli conseguentemente ce lo presenta, lo mette al centro della sua invenzione musicale – teatrale – cinematografica e via andando per tutto quanto di difforme contribuisce allo stare fuori da ogni preordinata abitudine comunicativa: se dunque questo è il Pier’Alli il cui Mozart o quindi il cui “Mozart”  è la negazione delle categorie, delle pratiche comunicative, infine di ogni tipo, che qui e ora per dire da sempre dominano  sugli uomini perché non pensino.  In altre parole il Mozart di Pier’Alli  che è anche  l’opposto di quello conformisticamente qualificato genio per estraniarlo dagli uomini così secondarizzati, così messi da parte, diventa nelle sue mani che scrivono questo testo straordinariamente indefinibile, e perciò di un fascino ideologico mai prima incontrato, l’interlocutore di un dialogare rappresentativo dell’altro mondo già presente perché anche così già attivo, opposto a quello  da sempre diretto verso un futuro  additato come suo conseguente, a quello nel quale viviamo. Nel quale dunque questo Mozart di Pier’Alli, non a  caso del tutto antimisticamente, non figura nemmeno come superiore a tutti e a tutto, perché anzi è in ogni momento alla pari  con tutti e con tutto fra cui compone e fa suonare la sua musica, però in quanto la fa suonare e la compone  stando fra tutti e fra tutto talché infatti Pier’Alli ha sottotitolato il suo “Mozart”  “La musica e il suo sogno” .  Ovvero il possibile altro reale sta nella musica mai esaurita in sé stessa (leggendo mi è venuto da pensare all’utopismo di Tommaso Moro del resto evocato dallo stesso Pier’Alli), per cui “Mozart” è scandito dagli interventi di Mozart  ogni volta determinanti per stare nel senso del lavoro, tanto che a chiuderlo è uno di essi, o dunque tanto da indurmi a citare qui quello all’inizio dove il Mozart di Pier’Alli è in dialogo con il padre (fra l’altro al telefono) del quale  però, volutamente da parte di Pier’Alli, non si colgono le parole:  così che la sua voce diventa soltanto suono vocale peraltro proprio perciò rappresentativo di tutti gli uomini della terra senza confini, talché venendo appunto in questo modo rappresentato bene quello che in questo Pier’Alli perfino ovviamente c’è  – ovvero il mondo senza confini culturali, storici, politici, materiali, insomma umani, in quanto tutti sulla terra sono uomini e basta- Pier’Alli fa dire a Mozart in dialogo con il padre (lo riporto anche per, in particolare, i passaggi che riguardano l’Encyopledie e Diderot) “siete voi, papà, che mi avete insinuato fin da piccolo l’idea del genio…ed ecco le defaillances della mia personalità… (interloquire del padre). No, purtroppo il genio è il genio, e piccolo o grande, brutto o bello che sia, è sempre un robot a disposizione del creatore e di un padre ambizioso. Beccatevi questa! (interloquire nervoso del padre). Già, non risulta che vi sia alcun nano che abbia scritto musica! (breve interloquire del padre). E se fosse possibile? Chi rinuncerebbe al lucro di esporlo agli occhi sgranati del mondo come il miglior esempio di una natura stravagante che si fa beffe del cuore? Un bel campione per l’Enyclopedie (interloquire del padre) l’Encyclopedie, papà, la rivoluzione nel campo del sapere , a Parigi è il caso del momento (interloquire vivace del padr). Un miscredente, vuoi dire? Dissento fieramente! Mezza Parigi si batte per lui, sfidando un esercito di cleromani (interloquire del padre). Cosa? Il ‘bip’ nell’etere lasciati dalle nostre conversazioni? Tranquillo, non corro nessun rischio (interloquire più acceso). Cazzo, volete pilotarmi ancora come un robot? Attento qui, attento là…cazzo! (urla del padre). Vi irrita l’interiezione?  Questa, nelle lettere, non l’avevo mai usata, ma ora è molto di moda sapete. (scandendo) Cazzo! (interloquire furioso del padre), OK, OK, restate nel vostro secolo bigotto! (chiude il telefono)”.

Come dire, appunto, non soltanto o meglio non tanto uno schieramento dalla parte vera, anzi del vero, ma dalla parte che definitivamente sta oltre lo stato di cose presente, che è appunto l’odierno altro possibile reale di Tommaso Moro:  per cui tramite il suo “Mozart” che infatti porta anche al vero Mozart, Pier’Alli diventa convincente, convince che in esso non vi è separazione fra musica e teatro di prosa e cinema e il resto senza fine che arriva in scena a interloquire con ogni altra scenica presenza,  se infatti esemplarmente le divisioni, le distinzioni, le incompatibilità che non si avvertono (che non ci sono) più, diventano l’orizzonte che sulla terra è il più reale fatto naturale ovvero umano perché lo vediamo senza sapere, capire, calcolare quanto lontano è, ossia diventano la più fantasiosa conferma , del tutto organica a questo Pier’Alli, che il reale della  vita umana di sempre – ovvero passata, presente, futura-  , è che può cambiare a favore dell’uomo, anzi degli uomini senza distinzioni: MA eccoci allora al punto, al Mozart di Pier’Alli, al Mozart che Pier’Alli porta al centro delle questioni di vita, di storia, di cultura, che oggi ci riguardano, con il quale la musica è definitivamente sogno, per cui significativamente, cioè giustamente, Pier’Alli del teatro musicale mozartiano miratamente riprende soltanto il Don Giovanni o meglio l’autentico Don Giovanni di Mozart, quello senza il conciso finale che gli fu subito imposto e che lo smentiva tutto, che continua a smentirlo, così che la sua invenzione scenica è inequivocabilmente attraversata dal suo Mozart o quindi dal vero Mozart, ma quindi  così comunicando al mondo nel quale fa entrare il suo “Mozart. La musica e il suo sogno”, che appunto la musica infine da sempre è sogno perché come succede nel suo montaggio scenico intitolato a Mozart, appunto dalla sua musica miratamente attraversato, viene avanti come (ripeto) utopico possibile reale futuro, il cambiamento del mondo a favore dell’uomo vero, che dà forma e vita al vivere vero dell’uomo finora fatto vivere in maniera falsa.

Insomma un Pier’Alli che smaschera il regime che ci sta addosso, capendo non certo secondariamente, anzi, che portare al suo vero il passato, nel caso tramite Mozart,  vuole dire  porre fine, come “Mozart  La musica e il suo sogno” fa, al falso nel quale ogni giorno ci viene imposto di vivere. Liberazione? No, umanesimo, quello  che comincia con Dante, con il suo Inferno dove gli uomini veri dalla cui parte Dante sta, sono i condannati.  “Mozart  La musica e il suo sogno”  sta dalla parte che attraverso i secoli fino al nostro tempo è stata quella dell’uomo che, andando all’ultima frase della “Nota d’autore” (cioè di Pier’Alli alla fine del suo testo),, è contro ”la Storia (che)  compie la strage degli ideali, restaurando un ordine perfetto”. Invece, dunque, imperfetto.

Infatti Pier’Alli,  con il suo Mozart, porta fra gli uomini la coscienza critica del disumano su cui si basa l’ordine perfetto di cui sopra. In altre parole con il suo “Mozart La musica e il suo sogno” dunque scenicamente, meravigliosamente, volutamente disordinato, Pier’Alli mette a nudo come e quanto l’ordine perfetto quotidianamente restaurato sia il peggio del peggio di ogni peggio (riecheggio di proposito Edoardo Sanguineti) mentre però cresce a cominciare dal suo disordine in tutti i sensi alternativo, l’antagonismo che fin da adesso, esistendo, operando, disordinando simbolicamente l’abituale scena teatrale, dice come la Storia attuale può o anzi deve cambiare o anzi (ancora) cambierà.

Grazie, anche a nome di Mozart.

Finalmente

LUIGI PESTALOZZA

(1) A questo punto, però, ci vuole questa nota dovutamente prolungata, su come nella drammaturgia di Pier’Alli da lui inventata fuori da ogni comune, storico ordine drammaturgico per proporre la musica come parte di questa drammaturgia ma evidentemente di essa particolarmente responsabile per  la centralità che in essa ha Mozart, viene più che mai  significativamente da Pier’Alli trattata. Se infatti il materiale musicale che Pier’Alli stesso indica nelle poche, essenziali righe da lui scritte in apertura del suo “Mozart. La musica e il suo sogno”, è  fatto di brani di Mozart “rielaborati elettronicamente” e di “pezzi di autore contemporaneo ispirati a temi mozartiani”. Salvo che, allora, due notazioni: prima, la musica di oggi, contemporanea in senso evidentemente  critico, alternativo, nei confronti del conformismo musicale, compositivo, dominante, ovvero  critico dello stato generale delle cose presente, si coniuga esemplarmente con la musica di Mozart o quindi del Mozart in tutti i sensi antagonistico che anche così viene avanti nel lavoro di Pier’Alli;  seconda notazione, la musica di Mozart, del Mozart riportato da Pier’Alli al suo vero senso antagonistico, viene perciò rielaborata elettronicamente, che vuol prima di tutto dire concepire e praticare qui e ora, ma appunto non  a caso attraverso il vero Mozart, la tecnologia del suono che lo emancipa dall’idea e dalla pratica delle musica basata sulla nota, in modo opposto, alternativo in tutti i sensi, rispetto all’uso divenuto corrente della tecnologia elettronica concepita e praticata dall’ordine musicale organico, omogeneo, a come tutti i rapporti sociali, economici, culturali, umani, sono oggi, ma da ieri e per il domani, quotidianamente obbligati. Insomma la tecnologia del suono oggi più avanzata per  fare suonare la musica di Mozart in modo anche attualmente critico, che dunque comunica appunto, per come appunto concorre alla mirata invenzione drammaturgica di Pier’Alli, un’idea e un prassi della tecnologia in generale, del suo uso in generale, qui e ora funzionali al sistema di vita che come già Mozart aveva capito, non riguarda, anzi, l’uomo vero.

Per cui, allora, conviene riportare qui la breve, utile pagina, con cui Pier’Alli introduce il suo “Mozart. La musica e il suo sogno”, ovvero spiega la sua invenzione drammaturgica:

“Questa drammaturgia, in quanto prevede teatro, cinema e musica, è di sua natura multilinguistica e quadridimensionale per la simultaneità strutturale degli eventi.  Dal punto di vista musicale sono previsti brani di Mozart rielaborati elettronicamente, e pezzi di autore contemporaneo ispirati a temi mozartiani. Le esecuzioni sono riprodotte mediante registrazione.

Il solo strumento utilizzato dal vivo è il pianoforte nelle parti che si intersecano direttamente con il dialogo a pag.91.

La scena è uno spazio vuoto dove il pavimento simula una parte di un illimitato biliardo che si estende oltre le quinte e aggetta verso la sala.

Sullo sfondo, uno schermo di proiezione si estende per tutta la larghezza. Durante alcuni momenti dello spettacolo, lo schermo viene coperto da un sipario di velluto rosso. Nella stessa situazione, le quinte laterali, che costituiscono la struttura base, vengono coperte da tendaggi rossi come il sipario.

Oltre a questo semplice contenitore, esiste un’attrezzatura varia che interviene sia nelle riprese cinematografiche sia nel palcoscenico reale”.


AMADEUS n. 292 marzo 2014

Lo hanno spesso definito “l’architetto della lirica” forse per i suoi studi giovanili o forse perché nei suoi celebri allestimenti l’uso dello spazio scenico è dominante e strategico. Tra i primi per quel suo Ring wagneriano al Comunale di Bologna rimasto memorabile – di cui fu regista, scenografo, costumista tra il 1988 e il 1992 – confessando di amare Fritz Lang, utilizzò proiezioni cinematografiche che allora fecero scalpore e oggi all’opera sono così frequenti, se non abusate.

Oggi Pier’Alli (nome d’arte di Pierluigi Pieralli, classe 1948) si concentra invece sulla parola e dà alle stampe Mozart. La musica e il suo sogno, lavoro teatrale ancora mai realizzato sulla scena, in cui tutti i linguaggi – prosa, musica, cinema – cari al regista fiorentino, qui per la prima volta drammaturgo si fondono e si incontrano in una pièce che sfida il pubblico in un ritorno a quei teatro d’avanguardia da cui Pier’Alli proviene. «Un plot bizzarro di tragitti simbolici», collocato in un utopico 2087, in cui alla musica suonata dal vivo al pianoforte che occupa la scena si intersecano nelle intenzioni dell’autore brani mozartiani rielaborati elettronicamente, prosa, mimo e danza. Un sogno da realizzare.

PAOLA  MOLFINO


La Repubblica – 23 Settembre 2013

Mozart sul palcoscenico fra musica e bellezza

Prosa o musica lirica, poco importa. Il fiorentino Pier’Alli è uno dei miti dell’Avanguardia, del teatro totale. I suoi spettacoli sono un caleidoscopio in cui convivono immagini, musica, luci, oggetti che si animano. Il suo gruppo Ouroborus – che aveva sede al Rondò di Bacco, all’interno di Palazzo Pitti – negli ultimi anni ’60 colorò di una luce nuova il teatro.

Adesso Pier’Alli ha scritto e pubblicato il suo primo testo teatrale: Mozart. La mimica e il suo sogno. Ancora una volta c’è teatro e musica, c’è la storia e il mistero, c’è l’utopia e la bellezza. La drammaturgia prevede teatro, cinema e musica. Come spiegalo stesso Pier’Alli «Dal punto di vista musicale sono previsti brani di Mozart rielaborati elettronicamente e pezzi di autore contemporanei ispirati a temi mozartiani». Siamo fra storia e premonizione misterica, fra arte, musica e bellezza. È un’opera di teatro che si svolge nella note degli spartiti. È un lavoro interdisciplinare, moderno, sui generis, che contiene tutti, gli elementi del teatro totale. Produrre Mozart. La musica e il suo sogno costerebbe certo tanto, ma se ancora esiste in Italia il senso di cultura, un Ente lirico potrebbe-dovrebbe provarci.

ROBERTO INCERTI


FACEBOOK – 26 settembre 2013

Questo “Mozart. La musica e il suo sogno”, testo teatrale di Pier’Alli, pubblicato dalla romana Albatros, in cui si mescolano parole, musica (tutta, però, da comporre), cinema (ancora in mente Minervae), visione, sogno, incubo, è un capolavoro! Il ritratto di un domani che assomiglia minacciosamente all’oggi devastato in cui viviamo. Anche se l’immagine tradizionale ce lo tramanda imparruccato, Mozart non ha mai usato la parrucca. Come del resto anche Salieri, Cherubini, Clementi. Ma che importa? il Mozart immaginario trascende quello storico. Bellissima la riproduzione del suo piacere coprolalia), oscenissimo ma mai volgare. E poi sì cita, a un certo punto, un poeta che è, per i moderni, insieme a Baudelaire, il poeta di riferimento: Lucrezio. La trama, se così si può chiamarla, è sospesa tra Kafka e in parte, ma solo in parte, Beckett. Fa pensare anche al cileno Alejandro Jodorowsky. Ma è soprattutto puro Pier’Alli: immagine, parola, suono si mescolano e si elidono per configurare un linguaggio che non è nessun elemento preso per sé, ma tutti insieme, in combinazione e/o in conflitto. Penso alle “corrispondenze” di Baudelaire. E poi che Mozart non sia un compositore rassicurante, sereno, consolante, ma folle, visionario, scardinatore delle ipocrite illusioni in cui i più amano immergerlo e immergersi è verità che andrebbe gridata ai quattro venti, in un’epoca, come la nostra, avida di consolazioni. Si tenga dunque il suo Allevi, se le cerca nella musica, invece che nella vita. La musica smentisce sempre le false speranze dell’ipocrita. Ahimè, alla fine, tuttavia, anche ne! testo di Pier’Alli stravince il Buon Senso, la Follia muore dissanguata, li nostro non è tempo di Utopie. Ma è stato bello ascoltarla, questa Follia urlante, e soprattutto assecondarla. Racconta la nostra storia Pier’Alli, oltre alla sua, e il suo teatro, le sue visioni, i suoi amori, le sue Utopie, gli entusiasmi delusi della sua e della nostra giovinezza, il grigiore tedioso dei nostri tempi, in cui perfino un Buffone dal crine argenteo può strillare grillescamente la parodia di una Rivoluzione, ed è creduto, e chi, invece, la Rivoluzione dovrebbe, se non compierla, almeno desiderarla, e prepararne il terreno, la cloroformizza in un Letto femminilizzato o piuttosto asessuato. “Quanto odio uscire di scena!” dice un personaggio. Ma si è cacciati con un calcio nel culo, come Mozart. “L’innocente insopportabile a cui non si può dire di no perché la bellezza chiede la vita e la voce – sì sa – è il canarino della giovinezza”: ricordate I dialoghi con Leucò? Del mare da cui nacque Venere e in cui la leggenda vuole che si annegasse Saffo, Pavese scrive che sembra “intriso di lacrime e di sperma”. La lucreziana vicenda degli atomi continua: Aeneadum genetrix. E noi scompariamo con essi. Quando se ne farà uno spettacolo, allestito dallo stesso Pier’Alli? Se non altro, perché almeno non scompaia la nostra memoria.

DINO VILLATICO


SUONARE NEWS – Dicembre 2013

Amadeus e le seduzioni del teatro totale

Un pianoforte smarrito sul tappeto verde di un immenso tavolo da biliardo, architetture metafisiche, carrozze in miniatura. Pier’Alli firma la sua prima drammaturgia e la dedica al genio di Mozart. Lo scenografo e regista fiorentino – protagonista dell’Avanguardia, fondatore delta compagnia sperimentale Ouroboros, ospite dei più prestigiosi festival internazionali – dà vita a un testo singolare, in cui lo spazio scenico è il centro di un universo in cui convivono simultaneamente teatro, cinema, musica. Attori, mimi, danzatori, voci in playback, proiezioni, rielaborazioni elettroniche: sono soltanto alcuni degli ingredienti dì una pièce multidisciplinare che rinnova le seduzioni del teatro totale.

ALICE BERTOLINI